La pista ciclabile della Valsugana: l’antica rotta dei romani

Fuori paese, l’eremo affresco di San Paolo, a Prabi, sembra inglobato nella roccia. In località Moletta, invece, il fiume forma una serie di anse nascoste dagli alberi, ma è proseguendo verso Ceniga di Dro che si scopre una piccola spiaggia di ghiaia bianca sovrastata da un ponte romano.

Il paesaggio cambia drasticamente alle Marocche, fondovalle selvaggio come un deserto pietroso, solcato dal Sarca. Sono frane cadute dopo la glaciazione, tutelate come biotopo. La pedalata prosegue nella piana della Valle dei Laghi. Dopo il piccolo abitato di Sarche appare una piccola magia liquida, il lago di Toblino, con il suo isolotto e il castello raggiungibile, bici alla mano, per un sentiero. Qui, il ristorante Castel Toblino, che propone una cucina dai sapori trentini tradizionali.

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Da un lago all’altro

Un ponte collega il lago di Toblino a quello di Santa Massenza. Il percorso, in fase di completamento, toccherà la centrale idroelettrica, visitabile con la sua rete di gallerie, la bellssima sala turbine incastonata nel cuore della montagna, l’edificio costruito da Giovanni Muzio, architetto della triennale di Milano.

Il punto di arrivo è Padergnone. Qui c’è la Cantinota, un tempo locale “a mescita libera”, oggi una càneva dove i panini hanno il gusto dei prodotti artigianali. La pista ciclabile è in divenire: dopo Santa Massenza, proseguirà fino a Vezzano; ma si può arrivare già ora pedalando fra i frutteti a Terlago per visitare l’antico borgo e il suo castello.

Un’altra deviazione condurrà al lago di Cavedine, mentre da Sarche già oggi si può arrivare a Comano Terme, passando per la forra del Limarò, canyon profondo fino a 200 metri, scavato nei millenni del Sarca. Prevede un maggior impegno di tempo e di capacità fisiche la pista ciclopedonale della Valsugana, 64 Km da San Cristoforo di Pergine a Vallon, al limitare del Vicentino.

Da subito, una prima deviazione porta alla valle dei Mòcheni, popolazione autoctona di ceppo linguistico germanico, e a una sosta gastronomica alla storica osteria Morelli. Il percorso normale rasenta il lago di Caldonazzo da cui nasce il Brenta, paradiso degli sport acquatici e unico in Trentino dove i pratichi scii nautico.

Nel centro abitato, merita una visita la magnifica Corte Trapp dell’ XI secolo. Una breve pedalata sull’argine del Brenta, una sosta da Bandus per la pizza Gourmet, ed ecco il lago di Levico, che attrae per il suo biotipo. Nel canneto nidificano un centinaio di specie di uccelli e si ammira una rigogliosa fioritura di ninfee.

Le acque ferruginose che sgorgano a 1.500 metri sono note come antinfiammatorie e miorilassanti: per questo le terme di Levico e Vetriolo sono un toccasana per gli sportivi.

Sono deviazioni irrinunciabili Arte Stella, “decana” delle esposizioni d’arte nei boschi trentini e Borgo Valsugana per il suo centro, fra portali barocchi e ponte veneziano. Per argini e campagne, la pista arriva a Pianello-Vallòn, ex frontiera dell’impero austroungarico segnata da un cippo di pietra, che oggi annuncia il confine veneto. E già si avverte aria di laguna.

Servizi disponibili

Numerosi sono i punti noleggi e di riparazione dove è possibile appoggiarsi in caso di bisogno. Lungo la ciclabile i Bicigrill di Levico Terme, Tezze (dal 31/3 al 15/10), Castelnuovo (aperto tutto l’anno) e Novaledo (dal 1/4 fino a novembre) fungono da punto di ristoro e informazioni. Da non dimenticare i due servizi di bike sharingwww.valsuganarentbike.it  e www.inbikevalsugana.it

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