Il mio viaggio in India: così è cambiata la mia vita

Erano anni che custodivo, lasciando gemmare quasi inconsapevolmente dentro di me, il sogno di un viaggio in India. Quella famosa India che, nell’immaginario collettivo ha colori ed suoni sgargianti come dei film di Bollywood.

Ma anche l’aura mistica di Gandhi e dei grandi Maestri come Osho, Krisnamurti, Yoganada e i Sādhu. L’India nella quale si va a cercare sé stessi e non si torna mai ad essere quello che si era.

Aspettavo che fosse stata la vita a portarmi in India. Aspettavo che Shiva mi chiamasse. E mi chiamò in effetti. Fu da lì che capii che non si può scegliere il “quando“, ne tanto meno il “come“. Shiva mi schiaffeggiò svegliandomi in modo brusco, facendomi ritrovare, dopo qualche anno di fidanzamento, con una donna diversa, che mi faceva star male al solo pensiero di aver perso quello che tanto avevo amato.

Dopo giorni interminabili, avvolto in un sudario di sofferenza e autocommiserazione, riguadagnai la posizione eretta e cercai la via della salvezza tra gli scatoloni dei “desideri accantonati“. Cominciai a scrutare cercando qual cosa che fosse in grado di salvarmi.

Tirai fuori moschettoni e corde per arrampicarmi, sentivo il desiderio di raggiungere vette inesplorate, ma ancora una volta, preso dallo sconforto ripensando a stereotipi di donne e figli, sollevai nuovamente lo scatolone per rimetterlo al suo posto. Ma il movimento avventato fece cadere una statuina colpendomi in piena fronte.

Ecco arrivare Shiva dritto su di me…e da lì mi fu tutto più chiaro. Un viaggio, anzi no: “Il Viaggio!

Accesi il computer e buttai giù una richiesta di aspettativa al mio datore di lavoro, e qualche giorno dopo mi ritrovai con un biglietto di sola andata andata tra le mani. Destinazione Nuova Delhi.

Ero pronto. Mi sentivo come un Barone rampante e quell’aereo era il mio ramo. C’era un caos calmo dentro di me, un aria di festa perché finalmente stavo realizzando un sogno. Il mio sogno!

INDIA, NUOVA DELHI

Primo impatto: odori…tanti, forti e misti. Fu questa la prima cosa che mi colpì. Lungo le strade è immancabile l’odore di piscio ed escrementi misto a smog, spezie, incensi e tanti altri odori che non sono riuscito neanche a catalogare.

Mi guardavo intorno incredulo pensando a quanti esseri umani riuscivano a vivere in spazi vitali così ristretti. Clacson stonanti ovunque, provenienti da centinaia di tuk tuk, macchine, motorini, cani randagi, venditori ambulanti e povertà ovunque.

Ho visto persone così povere essere esenti da qualsiasi tipo di diritto umano, considerati meno degli animali. Sporchi, confusi, buttati nelle strade tra polvere e fango come i maiali nella timida attesa di essere richiamati dal’angelo della morte per essere portati via da questo incubo.

Sono loro ad essere chiamati fuori casta, anime impure, quinta casta oppure i cosiddetti “intoccabili“. Si, perché in India viene ancora praticata l’intoccabilità delle persone appartenenti alle classi inferiori. Nemmeno uno sguardo può essere incrociato con una persona appartenente ad una casta più elevata.

A loro è vietato usare strade e fontane pubbliche, entrare nei negozi, leggere e studiare…e naturalmente parlare con persone di casta più elevata. I più fortunati vengono usati come spazzini di rifiuti organici umani in cambio di un pò di avanzi di cibo, spesso buttato loro a terra come fossero maiali.

Il mio alloggio era un ostello in Bazar Road chiamato The Backpakers. Un impresa per trovarlo. La Bazar Road a Delhi è così piena di negozi e bancarelle di venditori ambulanti che, seppur trovandomi davanti non riuscivo comunque a vederlo. Sembrava assurdo. Nonostante fossi a 2 metri di distanza e la gente me lo indicasse non riuscivo continuavo a non vederlo! Alla fine notai un occidentale uscire da un mucchio di panni e stoffe appese in vendita, riuscendo finalmente a trovare la famosa entrata.

I giorni seguenti…

Passai la giornata con un ragazzo rumeno conosciuto in aeroporto, ci accordammo cedendo ad un offerta Tuk Tuk Driver per un tour della città.

Visitammo il Red Fort, un imponente forte rosso del 1600 sorvolato da aquile dagli occhi rossi per il forte smog, in cerca di cibo tra la mondezza della capitale. Dopodiché andai mi diressi verso il sito dove fu cremato Gandhi, forse il parco più pulito della città. E successivamente verso il tempio d’oro Sikh. Il mio umore non era alle stelle, forse perché dovevo ancora adattarmi a quel conglomerato di vita così intensa che non mi permetteva neanche di formulare un pensiero compiuto…ero davvero ridotto uno straccio.

La sera salutai il mio nuovo amico rumeno, presi il mio zaino e mi addentrai nella vecchia stazione di Delhi, in attesa del treno notturno che mi avrebbe portato a Jodhpur. Mentalmente ero sfinito, con un mal di testa fortissimo e mal di stomaco poiché avevo appena familiarizzato con il cibo indiano. L’impatto con la stazione fu straziante. Ricordo tantissime persone, caos, rumore e odore di escrementi.

La sensazione di sentirmi sporco anche io. Odoravo di smog ed ero disperso in un mare di gente. Ovunque mi girassi vedevo occhi neri scrutarmi attentamente senza lasciar trasparire il loro reale pensiero.

Mentre camminavo confuso e con difficoltà alla ricerca del mio treno, sentii la febbre salire, e pensai: “Se svengo, se dovesse succedermi qualcosa qui?”. Intanto gli odori e il caos mi inseguivano come un demone assetato. Cominciai ad avere allucinazioni per via della febbre alta. Arrivato al limite presi il biglietto e lo misi in mano ad un ragazzo facendogli comprendere che avrebbe dovuto aiutarmi a prendere il mio treno.

Da lì, il blackout! Mi risvegliai sopra la brandina, con il mio zaino come cuscino, nel mio vagone, sul mio treno in moto. Stavo decisamente meglio. Presi la mia aspirina e guardai fuori dal finestrino. Osservavo paesaggi irreali correre davanti ai miei occhi. Sentivo il rumore del treno sulle rotaie penetrare fin dentro la mia anima. A tratti le immagini del mio viso riflesse sul vetro sporco mi facevano riflettere sulla mia vita, pensando a persone e situazioni così lontane, e al tempo stesso, così vicine. Mi domandavo il perché di questo viaggio. Mi sentivo come un bambino ribelle che voleva fuggire dalla realtà, ma anche come un uomo che inseguiva il suo sogno.

Da un lato l’amore spezzato, dall’altra la comprensione che non si può fuggire dal dolore. Una voce urlante dentro di me supplicava a quel treno si andare ancora più veloce! Mi alzai istintivamente e corsi fino all’ultimo vagone. Aprii lo sportellone e gridai al vento, come se ci fosse stato un Dio ad ascoltarmi: “Non è questa la libertà?”

Ed è come se qualcuno mi avesse ascoltato…percependola come una risposta affermativa, iniziai a sentire tanti brividi nel mio corpo. Mi sedetti sullo scalino del treno in corsa e mi fumai una sigaretta insieme al vento. Avevo compreso molte cose, ed ora sapevo di stare finalmente bene.

GUARDA IL MIO VIDEO – INDIA ON THE ROAD

Ale Viandante

📷 ACCOMPAGNATORE MTB presso Tours in Rome 🚵
📸 Travel Photography
📸 Organizzatore Tours Fotografici ed Escursionistici

LEGGI ANCHE

Tours Roma in bici: 3 itinerari che non puoi perderti!

Le bellissime Grotte di Stiffe a San Demetrio ne’ Vestini

Scopri i Mercatini di Natale più caratteristici d’Italia

I 10 regali migliori da fare per chi ama viaggiare e fare sport

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: