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Come i moderni Robinson Crusoe all’Islote de Lobos

L’Islote de Lobos è un isolotto di circa 5 chilometri quadrati raggiungibile con un comodo collegamento di battelli dal porto di Corralejo.

Il Parco Naturale “Islote de Lobos” è una delle prime aree protette delle Canarie, un area a tratti selvaggia e disabitata. Troverete, infatti, solo il gestore dell’unico ristorantino presente, in cui si mangia davvero bene spendendo molto poco. Appena approdati, quindi, consiglio vivamente di prenotare subito un posto a tavola! Potete mangiare in qualsiasi momento della giornata, in quanto il servizio è continuativo per tutto il giorno.

L’intero isolotto è un riassunto della sorella maggiore Fuerteventura, con panorami mozzafiato, sabbia, baie incantevoli blu cobalto, rocce vulcaniche e sentieri che si inoltrano lungo zone pressoché deserte, prive di vegetazione e davvero selvagge. Consiglio di effettuare il percorso ad anello, arrivando fino al Faro de Martiño, da cui si può osservare l’intensità dell’oceano ed il profilo della vicina isola di Lanzarote.

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Dopo la camminata e dopo essersi meritatamente rifocillati, consiglio di fermarsi in pieno relax in una delle piccole baie incontaminate dell’isola. Sicuramente un’esperienza di vita che esula da qualsivoglia quotidianità!

Qualsiasi stagione è buona per visitare l’Islote de Lobos. Vi ricordo ovviamente che in caso di proibitive condizioni del tratto di mare, il servizio dei battelli viene sospeso.

Dato che su tutta l’isola non è presente alcun tipo di vegetazione che possa regalarvi un po’ d’ombra, il mio buon consiglio è quello di essere ben forniti di acqua, cappello, occhiali da sole e crema solare (oltre che alla giacca antivento che, a causa della presenza costante dei venti Alisei, non deve mai mancare durante il soggiorno a Fuerteventura).

Una curiosità: il nome Lobos (lupi) non ha nulla a che vedere con i lupi! Questo nome infatti deriva dalla presenza dei leoni marini, mammiferi simili alle foche, che erano presenti nella zona nei secoli passati ma sterminati, sembrerebbe, dai pescatori che si nutrivano del prezioso “pescado“.

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